Dopo anni di immobilismo e silenzi, improvvisamente il governo si accorge della situazione di Vicofaro. È servita la campagna elettorale del sindaco Tomasi e di alcuni consiglieri di centrodestra per far sì che venisse chiesto un intervento nazionale. Ma dov’erano fino ad oggi?

Questa situazione non è certo nuova, né si è creata da sola. È il risultato di scelte politiche sbagliate che, smantellando il sistema dell’accoglienza diffusa, hanno lasciato spazio a soluzioni precarie e informali come quella di Vicofaro.

Oggi leggiamo le dichiarazioni trionfali degli esponenti di centrodestra, che parlano di un successo per il trasferimento di una quarantina di persone su altri territori. Ma pensano davvero che il problema sia risolto? Non è la prima volta che gli ospiti di Vicofaro vengono trasferiti e presi in carico da enti del terzo settore.

Senza una legge giusta, che rimetta al centro i diritti delle persone e garantisca veri percorsi di integrazione strutturati, Vicofaro resterà solo il sintomo di un problema più grande, non la causa. Se l’accoglienza viene gestita come un’emergenza permanente, senza soluzioni stabili, non ci sarà mai un miglioramento né per il quartiere né per le persone accolte.

Bene che oggi ci sia un impegno delle istituzioni e delle realtà del territorio, ma serve una risposta strutturale, non una passerella politica. Da sette anni questa amministrazione ha trattato Vicofaro come una situazione ordinaria, ignorandone la complessità. Ora, con l’avvicinarsi delle elezioni, qualcuno vuole far credere di aver trovato la soluzione.

Ma la realtà è un’altra: senza un cambio di rotta sulle politiche dell’accoglienza, non si risolverà nulla, né a Vicofaro né altrove.